dott. Giuseppe Mancini

In tempi di congiuntura negativa e crescita asfittica dell’economia nazionale le piccole e medie imprese, tendenzialmente sottocapitalizzate ed ancora poco votate all’internazionalizzazione, fanno sempre più fatica a reperire dal sistema bancario risorse per finanziare gli investimenti e, soprattutto, a farlo a tassi d’interesse convenienti.

Le banche, però, sono responsabili di questo fenomeno solo parzialmente: l’intero sistema purtroppo è stato costretto ad adeguarsi ai requisiti sempre più stringenti di capitale e liquidità imposti dalla disciplina del cd. Basilea III.Tale disciplina rende difficile, ad esempio, per una new.co (il cui fabbisogno economico si manifesta da subito) ottenere un finanziamento bancario in virtù dei margini fisiologicamente negativi che la caratterizzano nella sua fase iniziale. Le politiche economiche pubbliche improntate all’austerity hanno fatto il resto. 

Per cui l’impatto di tali fattori sull’economia reale, in anni in cui il nostro Paese avrebbe invece dovuto riprendersi dalla recessione del 2008-2009, si è rivelato a dir poco catastrofico, portando ad una diminuzione dei consumi e degli investimenti, oltre che al fallimento delle imprese meno solide e patrimonializzate.

In un contesto generale così deteriorato, e nel quale i finanziamenti sono sempre meno disponibili e più costosi, diventa facile vedersi respingere dalla propria banca la richiesta di finanziamento. 

Come si esce, i questi casi, dall’impasse? 

Innanzitutto, è indispensabile non perdersi d’animo ma, soprattutto, valutare le moltissime soluzioni alternative di recepimento di fondi, rinviando il ricorso al canale bancario ad un secondo momento, magari quando i margini operativi saranno positivi. 

Alla luce delle molteplici novità introdotte nel contesto legislativo e regolamentare italiano, le fonti alternative di finanziamento sono molteplici e variegate, ma per poterle sfruttare al meglio è necessario un cambiamento culturale da parte delle imprese che devono ricorrere, ove possibile, a consulenti qualificati che sappiano accompagnarle nel mondo dei finanziamenti (sia pubblici che privati) ed individuare gli strumenti potenzialmente più adeguati alla singola casistica. Purtroppo, in Italia questo fenomeno è ancora troppo poco diffuso e ciò rende fortemente dipendente, dalle banche, l’impresa italiana

Tra i principali strumenti alternativi al classico finanziamento bancario, di seguito esaminiamo in particolare: i fondi di cd. private debt ed i minibondl’equity crowdfunding, i PIR e alcune fonti pubbliche di finanziamento.

Fondi di private debt e minibond

Il “private debt” è uno strumento innovativo per lo sviluppo delle PMI in rapida crescita e rappresenta un canale diretto di collegamento tra il mercato dei capitali e l’impresa. 

Un punto di svolta si è verificato con l’introduzione nel nostro Paese dei “Minibond”, il cui trattamento fiscale è stato equiparato in molti aspetti a quello dei finanziamenti a medio termine. 

I minibond costituiscono uno strumento di accesso al credito alternativo al sistema bancario per le PMI che necessitano di liquidità per perseguire i loro obiettivi strategici. 

Sono titoli di debito con un orizzonte di medio-lungo termine attraverso i quali le imprese reperiscono fondi dagli investitori (sia istituzionali che altri soggetti qualificati), dietro il pagamento di un tasso di interesse sotto forma di cedola.

I requisiti tipici di emissione sono un fatturato superiore ai 2 milioni di euro ovvero la presenza di almeno 10 collaboratori dipendenti. Inoltre, normalmente il bilancio delle imprese emittenti deve essere certificato da una società di revisione.

Nell’emissione di Minibond, tra le figure chiave spicca il ruolo dell’Advisor, il quale si occupa di supportare l’impresa sin dalla prima fase in cui viene presa la decisione di farvi ricorso, aiutandola ad analizzare e completare il business plan, predisponendo l’information memorandum e definendo con i possibili sottoscrittori le condizioni di emissione dei titoli.

Equity crowdfunding

Si tratta di una forma di micro-finanziamento basato sulla rete internet e che parte dal concetto “bottom-up”, che consiste nel ricorso a piattaforme online che fungono da intermediari tra imprenditori e potenziali finanziatori non istituzionali, ovvero privati cittadini e associazioni. 

In altre parole, trattasi di un processo attraverso il quale più persone conferiscono somme di denaro per finanziare la realizzazione dei progetti delle start up. A fronte dell’investimento, il finanziatore acquisisce un titolo di partecipazione nell’impresa, ossia quote o azioni, diventando socio dei fondatori. 

fundraiser (cioè gli imprenditori che raccolgono fondi con questa tecnica), per la campagna di raccolta, si rivolgono a piattaforme specializzate e sottoposte alla vigilanza della Consob. La raccolta di finanziamenti tramite canali online e digitali, però, è ancora poco diffusa in Italia, tuttavia essa rappresenta un’opportunità concreta per le imprese più innovative, in particolare per le start-up tecnologiche. 

I PIR

A partire dal 2017 in Italia sono stati introdotti i PIR (acronimo che sta per Piani Individuali di Risparmio). Si tratta di una forma di investimento a medio-lungo termine che ha come obiettivo quello di canalizzare parte dei risparmi delle famiglie verso le PMI italiane, nelle quali i PIR devono investire una quota significativa del capitale raccolto (pari ad almeno il 70%, di cui il 30% in imprese non appartenenti al Ftse MIB).

Tali piani sono gestiti da intermediari finanziari e assicurazioni che hanno il compito di investire le somme ricevute garantendo così la diversificazione del portafoglio.

I finanziamenti pubblici

Particolarmente interessanti, infine, sono treforme di finanziamento pubblico: il “fondo di garanzia”, la “finanza agevolata” e lo “smart&start”.

Il fondo di garanzia è uno strumento attraverso il quale, mediante la concessione di una garanzia pubblica, l’Unione Europea e lo Stato Italiano affiancano le imprese e i professionisti che hanno difficoltà ad accedere al credito bancario perché non dispongono di sufficienti garanzie. Con questo strumento, diventa molto più semplice per le imprese (anche se si trovano in fase di avvio) accedere al finanziamento bancario in quanto è lo Stato che garantisce l’istituto di credito per il finanziamento concesso all’imprenditore privato. Operativamente, il Fondo non interviene direttamentenel rapporto tra banca e cliente. I tassi di interesse, le condizioni di rimborso, eccetera sono lasciati alla contrattazione tra le parti. Ma sulla parte garantita dal Fondo, l’istituto di credito non può chiedere di acquisire garanzie reali, assicurative o bancarie.

Altro strumento interessante sono i Fondi Europei destinati alle start up ed erogati dai POR (Piani Operativi Regionali). Ogni Regione, infatti, ha generalmente a disposizione diverse risorse finanziarie da erogare alle imprese, in possesso di appositi requisiti, attraverso appositi bandi.

Da ultimo, vi sono i mutui senza interessi erogati alle start up innovative localizzate su tutto il territorio nazionale da Smart&Start Italia. La “business idea” dovrà avere caratteristiche tecnologiche e innovative, oppure sviluppare prodotti, servizi o soluzioni nel mondo dell’economia digitale, o ancora valorizzare economicamente i risultati del sistema della ricerca. Le risorse sono erogate per acquistare beni di investimento (ad esempio impianti, macchinari ed attrezzature tecnologiche, componenti hardware e software, brevetti, marchi, eccetera) o per sostenere i costi di gestione aziendale (ad esempio, quote di ammortamento ovvero canoni di leasing relativi ad impianti, macchinari ed attrezzature).

Dott. Giuseppe Mancini

[fonte: dossierprofessionisti.com]